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Compressione del nervo sciatico, quali sono le cause ?

Compressione del nervo sciatico, quali sono le cause ?

Il nervo sciatico è il nervo più lungo del corpo e percorre tutta la gamba fino sotto al piede; deriva dai nervi spinali lombari e si trova in stretto rapporto con i muscoli piriforme e gluteo.

Il nervo sciatico , scendendo verso il piede, si dirama in più branche nella parte posteriore e anteriore della gamba e in caso di infiammazione il fastidio ed il dolore è quindi molto esteso.

L’infiammazione del nervo sciatico è data dalla sua compressione che a sua volta può esser causata da un’ernia, da una stenosi vertebrale, obesità, sindrome del piriforme, gravidanza e tumori, SFORZI IMPROVVISI, età ed artrosi, sovrappeso, CATTIVA POSTURA MANTENUTA NEL TEMPO, problemi viscerali.

A seconda della gravità si possono riscontrare diversi sintomi, in linea generale si avrà un forte mal di schiena, fastidio al gluteo e alla gamba, formicolio, aumento di dolore in alcune posture, sensazione di cedimento della gamba interessata.

Proprio perché il nervo sciatico ha rapporti di vicinanza con il muscolo piriforme, è possibile che la compressione del nervo avvenga a causa di una contrattura di questo muscolo : fare attenzione alle cause! La compressione del nervo data da sindrome del piriforme ,avendo cause diverse, può esser trattata in modo differente.

Dopo un attacco di sciatalgia è consigliabile stare a riposo nella fase acuta ma abbandonare pian piano la sedentarietà e lasciar spazio ad esercizi di allungamento . Nei casi più gravi, è necessario l’intervento di un fisioterapista e l’assunzione di farmaci per far attenuare l’infiammazione.

A livello preventivo è necessario prestare attenzione alla postura, alla movimentazione dei pesi sopratutto in torsione ed infine, mantenersi attivi in quanto la sedentarietà di certo va ad aumentare la possibilità di soffrire di sciatalgia.

Le catene muscolari,l’importanza di avere un corpo elastico in un mondo flessibile

Le catene muscolari,l’importanza di avere un corpo elastico in un mondo flessibile

Spesso le retrazione delle catena muscolare ed il loro disequilibrio è causa di dolori localizzati in particolare sulla zona lombare.

Nel corpo, lo scheletro ha la funzione protettiva e di sostegno, esso sfrutta le articolazioni per metter a contatto due capi ossei ed i muscoli per potersi muovere. I muscoli sono organizzati e collegati tra di loro in modo tale da formare una rete, una struttura continua chiamata catena muscolare. Già nel 1875 Reuleaux prese in considerazione i movimenti valutando i rapporti tra un segmento e l’altro in modo continuo quindi una lesione in una componente muscolare influenza negativamente l’intera struttura. Queste catene sono fondamentali in quanto permettono uno schema posturale elaborato a partire dal cervello ed un buon equilibrio tra le catene vuol dire buon equilibrio posturale.

Le catene muscolari possono esser divise, macroscopicamente parlando, in catene muscolari statiche che servono per assumere posture statiche e catene muscolari dinamiche che permettono il movimento.

Per prima cosa definiamo le due catene muscolari statiche:

-catena statica posteriore che ha inizio con i muscoli superficiali e profondi dell’occipite, muscolatura intrinseca della colonna, glutei, ischio crurali, poplitei, tricipite surale e muscoli plantari.

-catena anteriore che ha inizio sul muscolo sternocleidomastoideo, muscoli profondi del collo, scalene, pilastri del diaframma, muscolatura addominale, ileo psoas, quadricipite e tibiale anteriore.

Vi sono poi delle catene muscolari accessorie come la catena respiratoria, catena della spalla, catena del braccio, catena laterale degli arti inferiori , catena antero-interna dell’anca.

Per quanto riguarda le catene muscolari essenziali per il movimento ed i gesti sportivi, vi sono le catene crociate che si dividono in anteriori e posteriori ed assumono una vera e propria forma di “x”. Queste catene, se attivate correttamente durante una torsione (senza cedimenti in avanti o indietro) fanno avvicinare una spalla all’anca opposta È importante potenziarle affinché venga ricercata una naturale rotazione del tronco senza collassi e spostamenti in flessioni o estensioni. Vengono potenziate disegnando delle diagonali con un elastico per esempio o anche a corpo libero in quadrupedia.

Oltre al potenziamento delle catene muscolari è necessario porre attenzione anche al loro allungamento bilanciato ed armonico per liberare il corpo dalle tensioni che favoriscono l’insorgere del mal di schiena.

Infine, assume una grande importanza la corretta respirazione : non dimentichiamoci che il diaframma è sempre coinvolto in qualsiasi esercizio posturale.

Cervicaglia , quando diventa cronica

Cervicaglia , quando diventa cronica

La cervicalgia è il termine più corretto per indicare il dolore al collo,  uno dei dolori muscoloscheletrici più diffuso nella società occidentale. Più del 60 % delle persone soffrono di dolore alla zona cervicale durante diverse fasi della propria vita e questo dolore può diventare cronico se non trattato correttamente. Si definisce “dolore cronico” un dolore che è persistente oltre i 3 mesi, tempo necessario ai tessuti per la riparazione. Il dolore viene percepito tra la zona c1-c7 ed i muscoli circostanti.

Associato al dolore cronico spesso si ha anche una manifestazione di depressione ed ansia dovute all’impatto sociale che un dolore sempre presente comporta sul soggetto.

Ad influire sulla manifestazione della cervicalgia si avranno gli stili di vita sedentari, i luoghi di lavoro non appropriati, l’aumento dell’uso della tecnologia, un colpo di frusta subito e pare che l’esser donna di mezza età possa aumentare i rischi di cronicizzazione del dolore al collo.

L’approccio migliore per curare la cervicalgia è un approccio multidisciplinare che prevede tecniche di rilassamento, esercizio attivo, terapia passiva e manipolazione spinale. Spesso, si tende a pensare che se si soffre di dolore al collo sia giusto immobilizzare la parte interessata o comunque ridurre l’esercizio fisico mentre è proprio l’esercizio attivo che svolge una funzione importante di rieducazione e stabilizzazione delle strutture che possono essersi danneggiate durante un trauma come un colpo di frusta. I muscoli superficiali del collo vanno a sostituirsi ai muscoli profondi con un conseguente affaticamento precoce ed insorgenza del dolore.

Naturalmente, l’esercizio fisico specifico deve esser prescritto nel giusto modo e nei giusti tempi e dovrebbe esser incoraggiato anche oltre il il periodo iniziale di terapia attiva al fine di educare la persona ad assumere determinate posture e ad eseguire determinati esercizi per tutta la vita a scopo precauzionale.

Vi sono una serie di esercizi di allungamento che sarebbe bene svolgere in ufficio durante le pause, è bene evitare di stare seduti immobili sulla sedia per tante ore consecutive, alzatevi e fate due passi per svegliare i vostri muscoli.

Infine , bisogna considerare che il rachide è coinvolto nella respirazione e quindi se si soffre di cervicalgia è bene valutare lo stato di salute del diaframma. Imparare a respirare correttamente ed eseguire pochi esercizi di mobilizzazione andrà a ridurre notevolmente il dolore al collo.

Reflusso gastroesofageo e test kinesiologici

Reflusso gastroesofageo e test kinesiologici

Il reflusso gastroesofageo è una patologia infiammatori scatenata dal reflusso dei succhi gastrici dell’esofago e può interessare sia il cardias che la valvola pilorica.

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo cronico che ha un alto impatto nella qualità della vita del paziente. L’alimentazione è probabilmente il fattore che maggiormente determina la sintomatologia , infatti il sovrappeso, l’ adiposità viscerale fanno aumentare la pressione intraddominale e quindi la predisposizione al reflusso gastroesofageo. La modulazione della dieta e la kinesiologia applicata possono aiutarci a capire quali sono i gli alimenti che innescano questi fastidi che sfociano in patologia. I test kinesiologici ci permettono di escludere altre patologie importanti e permettono di individuare quali sono i cibi scatenanti. Questi test altro non sono che test muscolari che possono fornirci risposte anche sullo stato di salute del nostro diaframma; sul suo equilibrio.

Al primo posto vi sono i cibi piccanti, a seguire vi è la caffeina, cioccolato, bevande gassate e la menta, agrumi, burro, cipolla, patate, spezie, pomodoro.

Anche i cibi ricchi di grassi scatenano il reflusso gastroesofageo poiché essi fanno produrre allo stomaco alte quantità di acido cloridrico.

Anche l’alcool può causare reflusso gastroesofageo ma se si sta al di sotto di 300 ml a pasto i disturbi sono limitati se non nulli.

I sintomi che si presentano sono : acidità di stomaco,difficoltà di deglutizione, emorragia, stenosi, singhiozzo, eccessiva produzione salivare, dolori al petto.

Oggi il reflusso gastroesofageo è curato in particolare con farmaci ma a lungo andare essi possono danneggiare il nostro apparato gastrointestinale meglio percorrere una strada più valida : l’educazione alimentare. In questo percorso può esservi d’aiuto un kinesiologo.

Nel nostro studio si possono effettuare test Kinesiologici che permetteranno individuare ed approfondire eventuali squilibri del tuo corpo ed ottenere suggerimenti per iniziare  stare meglio.

La Parassitosi ed il ruolo del kinesiologo

La Parassitosi ed il ruolo del kinesiologo

La parassitosi è un’infezione provocata da parassiti.

Vengono definiti parassiti quegli organismi che vivono a spese di un essere vivente di un’altra specie. Vi sono gli ectoparassiti (microrganismi che vivono a contatto con la pelle come i pidocchi, pulci, acari e zecche) e gli endoparassiti che vivono all’interno (spesso vivono nell’intestino e sono dannosi per l’ospite). Gli endoparassiti possono rimanere nascosti nell’organismo per anni scaricando tossine che invadono gli organi interni e quindi diventano poi responsabili di importanti patologie.

I parassiti non sono mai letali, hanno bisogno che l’organismo li nutra e questo fa si che per arrivare alla diagnosi vera e propria si percorra una strada lunga; vivono nascosti per non essere scoperti.

I sintomi della parassitosi sono molteplici e si parte sempre con un intestino non in equilibrio (disbiosi intestinale).

-sintomi fisici : prurito localizzato o diffuso, prurito al cuoio capelluto, dermatiti, dolori addominali, giramenti di testa, accumuli di grasso, mal di testa, acne diffusa in tutto il corpo, stanchezza cronica, acidità e reflusso gastroesofageo.

-sintomi psicologici : astenia, apatia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, alterazione del sonno, bruxismo

-alterazioni biochimiche :alterazioni dei livelli ematici,

La parassitosi si può contrarre tramite l’acqua che beviamo, la frutta e le verdure non lavate accuratamente, carne e pesce non cotti, animali domestici, contatto diretto con terriccio, indumenti intimi e asciugamani contaminati.

Una visita dal kinesiologo può indirizzare verso la scoperta del problema. Il kinesiologo , attraverso test muscolari di precisione e fiale test riesce ad individuare questo tipo di problema e a consigliare una cura per bonificare l’intestino.

A volte, problemi viscerali di questo tipo provocano anche dolori alla schiena.

Gli elementi da evitare in caso di parassitosi intestinale sono :

  • latte vaccino e formaggi da esso derivati
  • cioccolato al latte
  • ceci, pasta di riso o mais
  • carni rosse
  • insaccati (concessi prosciutto crudo, bresaola e speck)
  • cachi, cocco, banana
  • birra e alcolici
  • caffè a digiuno

di fronte ad una manifestazione di parassitosi, è bene quindi adottare un regime alimentare curato.

Per un consulto ed una visita; contattare Pianeta Postura Fisioterapia Modena.

LA CANDIDOSI , CHE COS’E’ E QUALI SONO I CIBI DA EVITARE

LA CANDIDOSI , CHE COS’E’ E QUALI SONO I CIBI DA EVITARE

la candidosi è un’infezione da funghi del genere candida. La candida è un fungo che vive normlemente nel tratto gastrointestinale degli esseri viventi ed interviene in processi metabolici, biologici e fisiologici.

Se ci si trova in situazioni di elevata acidità interna, causata da alimentazione, stress, farmaci, è possibile che questo microrganismo passi da un’attività innocua ad un’attività patogena.

In situazioni di candidosi ci si può sentire gonfi nel tratto addominale e si può innescare un circolo vizioso in cui vengono prodotti metaboliti anomali che il nostro organismo riconosce e vuole eliminare.

La candida , approfittando di questo stato infiammatorio, può passare nel circolo sanguigno e generare vaginiti ed esofagiti..può colpire l’apparato respiratorio, pelle ed  unghie.

La diagnosi viene fatta attraverso un tampone che preleva materiale dalla zona interessata. La cura della candidosi deve esser mirata e non è per niente veloce e semplice; bisogna tener presente gli effetti collaterali che si scateneranno durante la cura farmacologica.

I sintomi comuni saranno:

-alterata qualità delle feci

-processi di fermentazione

-prurito, arrossamento,desquamazione

-crisi ipoglicemiche

-deficit di ferro e zinco

-coliche addominali

-apatia, irritabilità,diarrea, stipsi

-suscettibilità alle infezioni

-acidità di stomaco

Associato al percorso farmacologico vi è il percorso alimentare poiché vi sono alcuni alimenti che la candida predilige : dolci, pasta, pane e farina,latte, derivati del latte , pomodori.

Vino, birra, alcolici, bibite gassate, arachidi, nocciole , mandorle, carni e pesci stagionati.

Sono da favorire, invece tutti i cibi  che tendono ad alcalinizzare il ph: verdura e frutta cruda e possibilmente con buccia., tutti i cereali, legumi e carne bianca, pesce, uova e the verde.

La durata della dieta dipende da come l’organismo reagisce , in genere dopo quattro settimane è possibile vedere i primi risultati e pertanto essa può diventare meno restrittiva.